la splendida location

| danilo giaffreda

I registi, gli sceneggiatori e i fotografi la chiamano location scouting e altro non è che la ricerca dell’ambientazione più adatta alle riprese di un film o di uno spot pubblicitario. Esistono a tal scopo figure come il location scout e il location manager addette, rispettivamente, alla esplorazione e valutazione di specifiche prerogative e alla gestione pratica dell’immobile prescelto: contratto di locazione, assicurazioni, richieste di occupazione di suolo pubblico (quando si gira in esterni) e fornitura di utenze. Una ricerca importante, quindi: la suggestione, la bellezza, l’adeguatezza di una location sono spesso determinanti nella riuscita di un buon film o di una campagna di advertising. Alle valenze estetiche come una particolare luce, il respiro degli spazi e il fascino dei segni del tempo non vanno però subordinate quelle funzionali come l’accessibilità, la prossimità di aree di parcheggio e i costi di affitto e gestione.

E’ esattamente ciò che dovrebbe accadere anche quando si decide di avviare un’attività ristorativa e si cerca il luogo più adatto per ospitarla. Spesso e volentieri, in questi casi, a orientare la scelta e condizionarla sono i vantaggi pratici, i costi in primis. Ci si muove in tal senso sfruttando le conoscenze, dando retta ai passaparola, affidandosi a informazioni di seconda mano; si considerano addirittura pregiudiziali eventuali lasciti a condizioni vantaggiose di arredi e attrezzature di cucina. A farne le spese, a passare in subordine, a essere prese sotto gamba sono invece le prerogative che dovrebbero dettare le scelte, essere condizionanti, pilotare lo scouting preliminare: le condizioni di salubrità dell’immobile, la disponibilità e la quantità di luce naturale, l’assenza di vincoli pregiudiziali, la corrispondenza o la facile adattabilità degli spazi alle proprie esigenze, le altezze minime interne, la visibilità dalla strada, l’assenza di barriere architettoniche e, soprattutto, il fascino, l’appeal, l’avvertire subito – una volta entrati – lo spazio come proprio, affine, pronto ad accoglierci. Può essere qualcosa già intrinseca allo spazio, quell’aura identitaria quello che gli antichi romani chiamavano genius loci o, semplicemente, una fortuita coincidenza con le nostre aspettative ed esigenze. Se su quest’ultimo aspetto vale – ed è di grande supporto – l’accortezza del futuro ristoratore, patron o chef che sia, sugli aspetti tecnici, sulla capacità di immaginare, sulla bellezza da percepire oltre gli strati di intonaco, dietro inopportune perlinature, sotto epidermidi di fumi, incrostazioni, muffe e pitturazioni più o meno artistiche, più o meno traspiranti, più o meno rimovibili, vale – ed è spesso risolutivo –  il parere di un tecnico di comprovata esperienza, dotato di sensibilità e visione, cioè il sapersi proiettare e muovere nel futuro, anticipandolo.

Tutto ciò non sta scritto in un curriculum, non è riportato in nessun biglietto da visita, non è – insomma – attestabile formalmente. A guidare un tecnico, architetto o arredatore che sia, nella scelta giusta di un immobile, nella vaticinio quanto più verosimile del risultato finale, nel sapere inquadrare in un colpo solo le esigenze della committenza e le potenzialità di un risultato più che soddisfacente, vale molto l’esperienza della curiosità, l’attenzione al lavoro e alle scelte di chi ha successo, l’analisi degli history case, la frequentazione da investigatore – e non con spirito emulativo – di quelli che consideriamo i migliori, cercandone e scoprendone i motivi.  Più fattori di valutazione concorreranno alla scelta iniziale di un immobile, più pertinenti e puntuali saranno le nostre domande e le risposte che questo sarà in grado di darci, meno errori, meno intoppi e meno rischi di fallimento graveranno sui lavori e sul futuro di un’attività.

La splendida location, insomma, non è solo quella degli eventi e delle cartoline, ma anche – e soprattutto – la casa migliore che sapremo dare al nostro lavoro.

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