Skip to main content

cucinare la vita

| danilo giaffreda

Per un cuoco che ce la fa, che emerge, cento rimangono dietro le quinte. Nomi che ogni tanto, grazie all’algoritmo, spuntano su Instagram e ti sbattono in faccia la loro vita quotidiana, i piatti che preparano, la gavetta da giovanissimi. Quella da cui, a un certo punto, o una cattiva notizia, o la nostalgia o semplicemente il desiderio di tornare alle radici, li ha riportati a casa. Accudiscono genitori anziani o malati, mettono su famiglia, accendono mutui, accumulano rate, lottano per non abbandonare sogni e progetti. Alcuni trovano buoni incarichi e si sistemano; altri, con i soldi messi da parte o dalla famiglia, si aprono il loro ristorante; altri ancora – tra stagionalità e precariato – rimangono in balìa di un mondo ancora con poche regole e tante ombre. Mi soffermo spesso su questi account zeppi di selfie, sospesi tra intimità e urgenza di mostrare – chi ce l’ha – la propria cazzimma, e ci respiro autenticità. Ci vedo ricerca e studio, notti insonni e lunghi pomeriggi in cucina a pensare e provare piatti, ma anche – purtroppo – molta emulazione. Prima si andava in Spagna, poi a Copenhagen, adesso i modelli sono sui social, ai congressi e negli awards. Si guarda agli impiattamenti, al counter dei follower, ai gagliardetti collezionati ma non alle vite di chi ce l’ha fatta. Vite che, in fondo, non sono tanto diverse dalla loro. Quelli che ce l’hanno fatta, al netto dei fenomeni, sono il risultato dei loro percorsi e delle loro scelte, dell’autonomia di azione e di pensiero che quei percorsi e quelle scelte hanno determinato. Il consiglio è di affrancarsi dalla dipendenza dell’emulazione e ascoltarsi, riavvolgere il nastro della propria vita, anche se breve, rintracciarvi se stessi e tutto ciò che si è costruito e riversarlo in ciò che si è scelto di fare. Viaggi, incontri, piatti sbagliati e piatti riusciti, innamoramenti, libri, canzoni del cuore, cicatrici, tatuaggi, appunti, pranzi e cene dai colleghi, canne e birrette, rimproveri e apprezzamenti, briefing e debriefing, sconfitte e vittorie: questi, e non quelli che la moda del momento suggerisce, sono gli ingredienti segreti che fanno grande, diversa e al tempo stesso unica l’identità di una cucina.

photo ©Maurizio Camagna

categorie