morsi e sorsi di futuro

| danilo giaffreda

Niente può veramente cambiare da un anno all’altro, figuriamoci da un giorno all’altro. Tra il cenone di San Silvestro e il pranzo di Capodanno, però, i buoni propositi – come sempre – si sono sprecati: forse un rito scaramantico per allontanare l’incombenza dell’incertezza, la paura del futuro, la consapevolezza della nostra impotenza davanti a passaggi ed eventi epocali. Sentimenti legittimi dopo tre anni in cui abbiamo perso tanto: pezzi di cuore, sicurezza, lucidità, pazienza e, soprattutto, capacità di guardare oltre e in prospettiva. Sono proliferate vite e professionalità dal respiro corto, senza convinzione e senza impegno. Sono prevalsi il “carpe diem”, il “mordi e fuggi” e il “prendi i soldi e scappa” a scapito di riflessioni e valutazioni a lungo termine. Hanno vinto la parsimonia emotiva e l’accontentarsi scontentando, vivendo alla giornata, accomodandosi sulle scie altrui per non sbagliare, per non perdere, per risparmiarsi e risparmiare. Oggi questo navigare a vista non è più plausibile: guerre, virus e incertezza economica non possono più essere scuse, alibi o deterrenti. Occorre reagire e ripartire dalle urgenze, farle proprie e affrontarle. Occorre reagire allo spreco: di tempo, di energie, di denaro, di beni, di affetti e di bellezza, quella bellezza che continua a scorrere comunque e ovunque davanti a noi. Occorre reagire alla irresponsabilità di mestieranti e pressapochisti, opponendo tempi e gesti giusti, sapienti e pazienti; il valore della ritualità; l’approfondimento e la competenza. Occorre reagire al fatalismo e all’immobilismo non smettendo mai di immaginare, progettare e realizzare, ignorando pesi e conseguenze, sfidando sorti e pronostici, scardinando limiti e impedimenti, mettendoci faccia, capacità e risorse.  E’ per questo che quest’anno, per la prima volta, non parlerò dei migliori assaggi del 2022, delle performance più significative tra quelle vissute tra le tante tavole frequentate, degli emergenti da tenere a bada, ma di alcuni tra i protagonisti del mondo dell’enogastronomia – conosciuti, incontrati o rincontrati nello scorso anno – che si stanno distinguendo per le azioni messe in atto davanti a queste emergenze, per il loro piccolo ma significativo contributo a un cambiamento lento ma inesorabile dello status quo, per il coraggio di scommettere e mettersi quotidianamente in discussione. Il migliore augurio – questo sì – per anni migliori a partire da questo.

 

Valeria Pitta

Sotto l’effigie ostentata di donna irrequieta e tormentata, c’è in realtà una ferrea #imprenditricemultitasking (così ama hashtaggarsi sui social) – produttrice vitivinicola, madre e sognatrice – esigente, determinata e con le idee molto chiare e definitive sul vino. Che sia un Metodo Classico o un  Nero di Troia in purezza, deve essere a sua immagine e somiglianza e al tempo stesso espressione compiuta e sincera della sua terra, la Capitanata.

http://www.masserianelsole.eu

 

Alessandro Coppola

Per capire come oggi si possano mettere insieme idee, identità, qualità e capacità imprenditoriale, diventando un modello a cui fare riferimento e ispirarsi, una buona idea è quella di spingersi sino a Tricase Porto, vivace avamposto salentino al termine dell’Adriatico. Alla Taverna del Porto dei fratelli Coppola, Alessandro, il frontman, parla poco ma pensa molto e si esprime con i fatti, che qui, sono eloquenti. E invitano al ritorno, che è il segno inequivocabile del successo.

http://www.tavernadelporto.com

 

Marco De Luca

Architetto, interior designer, hotelier sui generis, amante e appassionato d’arte e design contemporaneo, gira il mondo in cerca del bello in tutte le sue forme ed espressioni per portarne la luce nelle camere de La Minervetta, il suo hotel particulier a Sorrento, e farla dialogare con quella del Golfo di Napoli. Un esempio compiuto e illuminante (in tutti i sensi) di come si possa fare imprenditoria senza rinunciare a classe, raffinatezza e modernità assoluta.

http://www.laminervetta.com

 

Corrado Assenza

A colpirmi, ogni volta che vado in devoto pellegrinaggio al suo Caffè Sicilia, a Noto, non è tanto l’insostenibile leggerezza della sua cassata o l’ineffabile friabilità della “scoccia” del suo cannolo, quanto il suo agire con intelligenza, costanza e determinazione per dimostrare che anche fare dolci e governarne la filiera in maniera imprenditoriale ma etica, possa essere un contributo, seppur piccolo, al cambiamento – in meglio – del mondo.

http://www.caffesicilia.it

 

Andrea Falaschi

Avrebbe potuto godere della rendita che l’affidabilità di un nome affermatosi nell’arco di tre generazioni di mastri macellai gli avrebbe garantito, ma così non è stato. Di suo ci ha aggiunto la “magnifica ossessione” per il cinema, la tipografia e l’arte tout court, tanto da far diventare il suo retrobottega un centro culturale, dove salsicce, polpette e crostini di ragù di Chianina s’incrociano con reading di poesia e locandine di pellicole cult all’insegna del “mangia & bevi felice”.

http://www.sergiofalaschi.com

 

Simone Sabaini

Amante del lavoro ben fatto e della cura del dettaglio – per lui sinonimi di bellezza – riesce a fare della criticità e delle mancanze una risorsa. Lo ha fatto ripensando il cioccolato di Modica, inventandosi bibite come paste madri, affinando cioccolatini come vini in cantina, riportando al suo splendore un giardino municipale in abbandono, producendo i primi vermouth e bitter biologici da vino naturale siciliano e tanto altro ancora. Il catalogo è costantemente in progress, ma la sua è #lamiavitainvacanza.

http://www.sabadi.it

 

Gianfranco Serra

All’ingresso del suo stazzo, il Muto di Gallura, c’è il “s’apposentu”, che in dialetto sardo è il salotto buono di casa, il posto dove ricevi le persone, ma anche un ricovero sempre disponibile per pellegrini e viandanti. Per Gianfranco Serra non è soltanto una testimonianza della storia e delle tradizioni locali, ma espressione pregnante di ospitalità e generosità. Quelle che lui dispensa senza risparmiarsi non solo ai turisti che transitano per il suo  agriturismo, ma anche a chi il destino ha fatto attraversare la sua vita cambiandogliela.

http://www.mutodigallura,com

 

Giuseppe De Lucia

Quando la scorsa primavera gli fu proposta una masseria con maneggio di cui i proprietari non avrebbero potuto più prendersi cura, il giovane chef Giuseppe De Lucia non ha esitato. Ha riunito i suoi amici e collaboratori più fidati – poco più di un secolo in cinque – e ha chiesto loro la disponibilità immediata a impegnarsi totalmente al suo fianco in quel progetto. Oggi Oppure Masseria, ospitalità e ristorazione che più pugliesi non si può, è un monito al cogliere sì le occasioni, ma a saperle poi concretizzare senza risparmiarsi e soppesare.

http://www.oppuremasseria.it

 

Angelo Pumilia

Angelo Pumilia è cuoco sensibile, intelligente e umile quanto basta da aver capito che la maturazione di uno stile e la costruzione di una identità passano attraverso la conoscenza e la pratica quotidiana di riti e miti consolidati nel tempo cui fare riferimento con sensibilità, rispetto e pazienza. Lucido e disincantato, è oggi tra i più convincenti interpreti di una cultura territoriale – la siciliana in generale, quella del suo Menfishire nello specifico – tradotta in stile autenticamente contemporaneo.

http://www.planetaestate.it

 

Gaetano Verde

Chef giovanissimo, ma con un grande passato davanti. Quello dei fasti dello storico ristorante Charleston di Palermo cui ha deciso di dedicarsi dopo segnanti esperienze formative in prestigiose cucine nazionali e internazionali. Una sfida che oggi pochi suoi coetanei si accollerebbero, ma che lui sta affrontando con la consapevolezza del valore della memoria e al tempo stesso della necessità di perpetuarla con strumenti e linguaggio contemporanei.

http://www.ristorantecharleston.com

 

Michele Varvara

Alla certezza di una carriera come ingegnere e di un welfare come quello trentino, ha preferito la sfida di capovolgere le sorti dell’azienda di famiglia in un Sud che certamente non sostiene – quando non la ostacola – la piccola imprenditoria. Partito dalla convinzione che l’arte della macelleria non possa prescindere da una materia eccezionale – sana, tracciata e ben lavorata – è riuscito con caparbietà a trasformare un’insegna di provincia in un brand ricercato dalla migliore ristorazione nazionale.

https://m.facebook.com/fratellidicarne/

 

illustrazione di Pierluigi Longo

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