felice è colui che fa felici gli altri

| danilo giaffreda

Basta allontanarsi di qualche chilometro dalla Statale 106 e inerpicarsi sui dolci declivi dell’entroterra crotonese per smettere di chiedersi, d’incanto, il perché di tanto feroce accanimento dell’uomo sulla natura.

L’oasi che si svela ai miei occhi, fatta di autentico charme e pigra indulgenza ai piaceri della vita, si chiama Dattilo, dal nome della contrada che la ospita. E’ il regno di un coraggioso – e anche un po’ incosciente – imprenditore calabrese, Roberto Ceraudo, uomo dall’eloquio piacevolmente smagato, che qui ha deciso di esser felice facendo felici gli altri.

Ha deciso di esser felice producendo un ottimo olio e superbi vini biologici da vitigni autoctoni, offrendo ospitalità in una manciata di confortevoli alloggi d’epoca raccolti intorno a una chiesetta seicentesca, e creando – motivo per cui mi trovo hic et nunc stasera – un ristorante gourmet con la consulenza risolutiva di Frank Rizzuti, valoroso capitano della roccaforte potentina del gusto, l’Antica Osteria Marconi, che qui ha impostato la cucina affidandola al suo braccio armato Margherita Amasino , giovanissima e già valida sous-chef.

L’esordio in tavola è un amuse-bouche da rapimento: il “fiore di zucchina ripieno di ricotta e acciughe su salsa alle cime di zucchina” è di levità senza precedenti, è morbida dolcezza in stile minimalista e accoglie subito nel grembo protettivo di una cucina che si preannuncia così, stasera, gravida di piacevoli sorprese.

La prima è una tartare di tonno rosso, della quale, forse, non se ne potrà più e, che, forse, non si potrà più mangiare, ma che, invece, senza forse, ma accompagnata da cubetti di mela verde su salsa di yogurt alla senape, è sposa felice di un Grayasusi, fresco rosato di Gaglioppo, il vitigno locale per eccellenza, e festa per il mio palato, tanto è cedevole e vellutata, e appena sferzata dalla nota acida dello yoghurt.

A seguire, i “gamberi in tempura su misticanza di verdure con mela verde e gelato al foie gras”, pagano il coraggioso, ma non completamente riuscito, tentativo di far convivere equilibri instabili: la spuma di mela, eterea, si dissolve al mio sguardo, mentre il gelato, decisamente sapido, ne segue a ruota la stessa sorte, con il risultato che, per non perdermi niente della goduria annunciata, rincorro a fatica entrambi con i gamberi e m’ingozzo senza connettere papille e materia grigia.

Dalla china si risale, e rapidamente, con un irresistibile tandem di primi, quasi una verticale del piacere.

Il primo è un “riso della Piana di Sibari con frutti di mare, crema di provola e zenzero candito”, dalle note insolite ma d’esito felice, un idillio di riverberi dolci: quello delle cozze, carnose e sensuali; quello del riso, profumato e croccante e quello, aromatico e pungente, dello zenzero. E, su tutti, a cappella, la nota sapida e inconfondibile della provola.

Il secondo, che già a leggerlo sulla carta scatena salivazioni incontrollabili, è un piatto di “spaghetti artigianali con zucchine grigliate, vongole e menta”, un inno al territorio, una rapsodia mediterranea che profuma di erbe e di verdure delle colline intorno e si carica, con la nota sapida delle vongole, della brezza marina che si leva a baciarle all’imbrunire.

L’ultimo piatto, prima dell’irrinunciabile dessert, è rullo roboante di tamburi dopo le note a crescere di questa sinfonia notturna, ricca di tutta la migliore ricchezza possibile di questa terra. Dopo un inizio in sordina e l’ascesi di pathos e meraviglia ecco, per finire, la tracotanza tutta meridionale del “cosciotto d’agnello di Torre Melissa in lenta cottura con salsa di pecorino crotonese e polvere di liquirizia Amarilli”. Un’onda d’urto che lascia senza fiato per la morbidezza singolare delle carni, la sapidità maschia del pecorino e la dolcezza profumata della liquirizia a smorzare, specie se ad accompagnare questa prova di eroica resistenza gastrica ci hanno giustamente abbinato un robusto rosso della casa, il Petraro, che stenterò a vuotare ma che, generosamente offerto da Roberto, mi porterò dietro in buona scorta in memoria di questa indimenticabile serata.

Sicuramente un sollievo al pensiero di quando, ripresa mestamente la strada, tornerò a dannarmi sui troppi perché.

Ristorante Dattilo, Contrada Dattilo, Strongoli (KR)

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