e lucean le calli

| danilo giaffreda

Lo sapevo. Lo sapevo che prima o poi tutta quella luce mi sarebbe tornata utile. Intendo quella che ai primi di luglio, a Venezia, ha illuminato e irrorato di splendore la laguna, le calli, le cupole dorate e l’architettura severa di Cà Giustinian.
Fuori, quella potente e prepotente del sole che, dopo aver giocato un po’ a nascondiglio con le nuvole, esplodeva poi improvvisamente, accecante, bianca sulla pietra, azzurra e verde sull’acqua un attimo prima inanimata.
Dentro, quella del Congresso Mondiale della Luce, organizzato da Viabizzuno, azienda icona dell’illuminazione del nuovo millennio che sotto le volte affrescate della storica dimora – quartier generale, tra l’altro, della Biennale – ha riunito cinquecento architetti e light designer da tutto il mondo per parlare loro dell’importanza della luce nel progetto e inebriarli, tra gli altri, con il rigore british di David Chipperfield, la poesia del giapponese Kengo Kuma e il genio visionario dell’olandese Winy Maas che con fare consumato da entertainer ha stregato la sala scatenando entusiasmo e voglia di stravolgere regole e convenzioni.
Tutto circondato dall’attenta e premurosa regia dell’artefice del fenomeno Viabizzuno, Mario Nanni, “grande pioniere della luce” secondo lo spagnolo El Pais, che nulla ha lasciato al caso per infondere in ogni attimo, ogni gesto, ogni parola di quei giorni la freschezza, la sobrietà e la luminosità della filosofia di questo brand al cui fascino è veramente difficile sottrarsi.
Piatti, bicchieri, vini, acqua, tovagliato e accessori, parannanze di cucinieri, divise di camerieri, la luce strategicamente occultata dietro anfratti, angoli, cornici e tagli fontaniani, tutto era progettato, pensato e realizzato per comunicare un mondo dove la superficialità, il pressapochismo, le scorciatoie, il cattivo gusto e l’incoerenza non hanno spazio, a vantaggio di bellezza, curiosità, intelligenza, capacità di intendere, progettare e anticipare il futuro.
Lo sapevo che tutta quella luce, quel calore, quella sostenibile leggerezza del vivere che inondava le stanze dalle finestre spalancate sul Canal Grande e si riverberava nei racconti di luce dei progettisti non poteva e non doveva essere persa e dimenticata, e allora l’ho gelosamente e premurosamente conservata dentro di me per i momenti freddi e bui che sarebbero seguiti ai giorni belli e senza pensieri dell’estate appena cominciata.
Oggi quella luce e quel calore aiutano a pensare che un altro modo di essere, di pensare e di progettare è possibile, che il futuro non è quello che gli altri pensano per noi ma quello che noi costruiamo inconsciamente giorno per giorno rifuggendo pessimismo e limiti circoscritti, operando con coerenza, passione e convinzione, responsabilizzandoci sulle nostre azioni e decisioni, accollandoci eventuali sconfitte e cadute senza cadere nell’italico e insopportabile vizio di addebitarne sempre le colpe agli altri, allontanando lo sguardo dal nostro ombelico e puntandolo con determinazione oltre e altrove.

secondo congresso mondiale della luce Viabizzuno
cà giustinian, venezia
1-2 luglio 2011

Viabizzuno
via romagnoli 10
40010 bentivoglio bologna
051 8908011

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