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l’arte della felicità

| danilo giaffreda

Se in tempi di crisi il dehor, la terrazza e la sala sono piene e si continua a mandare via quelli senza prenotazione qualcosa vorrà pur dire. Certo, siamo ad agosto, è sabato e il Salento è la meta più battuta dell’estate duemiladodici. Ma questo non basta a spiegare coma mai le terrazze costiere faticano a riempire i tavoli mentre qui sembra di essere in un porto di mare tra gente che va e gente che arriva, turbinare di piatti e bicchieri e bottiglie, andirivieni frenetico di ragazzi in maglietta nera capitanati da una signora bella, gentile, affabile e instancabile.

Ai confini di Alezio e della notte, Le Màcare è un posto speciale, un’oasi di buongusto e pacatezza, di sorrisi e rilassatezza, di amici che si ritrovano e nuove amicizie che si formano, di turisti stanchi della congestione rivierasca e di habituè che qui si sentono a casa loro, di una cucina che non è ansia da prestazione nè ingannevole salentinità.

Le Macàre, Daniela Montinaro in cucina e Annarita Merenda in sala, sono due amiche e socie che pensano che fare ristorazione non sia soltanto calcolo o un’alternativa alla mancanza di opportunità di una terra che si eccita troppo d’estate e va in letargo per il resto dell’anno, ma una rete di relazioni con gente speciale, un’espressione creativa pari allo scrivere al dipingere e al suonare, uno scambio di benessere e piacere con chi pensa che mangiare non sia solo sopravvivenza né un modo di ammazzare i sabati sera di un inverno troppo lungo ma un modo come un altro, il più istintivo, il più immediato, di fare cultura.

Qui, passata l’euforia e l’accelerazione effimera dell’estate, non si chiude né si langue in attesa di una nuova stagione: ci si incontra tra amici, si organizzano serate a tema e ci si confronta in nome di quella sana follia salentina capace di produrre fermento e incanto di immagini, poesie, racconti e calembour che diventano poi ingredienti di una cucina che parte dal territorio e dalla tradizione per trasfigurarsi in cibo del cuore e della mente.

Una cucina  che non si piega né alle stranezze dei viaggiatori estivi né alla poca propensione al rischio degli autoctoni ma si esprime in piena autonomia anche sulle sabbie mobili della seduzione facile. Lo scontato successo della nudità di gambero “violetto” di Gallipoli avvolta dal velluto profumato dell’olio di Scupola convive allora con l’umile sgombro impreziosito da una superba e inedita “acqua pazza”; il godimento immediato e arcaico della “pitta” viaggia senza problemi con melanzane e peperoni e zucchine sublimate da interpretazioni insolite e raffinate; le canoniche cozze nere gratinate affiancano senza imbarazzo una morbida e sensuale insalata di mare; le irrinunciabili linguine ai ricci di mare, amabilmente sapido hit della casa, vanno a nozze con la dolcezza lasciva della melanzana ripiena di mozzarella di bufala languidamente adagiata su un mare di burrata.

La simpatia e le chiacchiere scorrono facili, s’indugia a tavola dimenticando spazio e tempo, si cede senza difficoltà e senza limite agli aromi e ai profumi delle birre artigianali B94, si assiste rapiti a un turn over serrato di avventori che se ne vanno via sorridenti e felici, si scambiano con disinvoltura pareri consigli pettegolezzi informazioni e opinioni. A notte fonda, quando tornano finalmente la pace il silenzio e il fresco, arrivano gli amici per il bicchiere della staffa e si divide una torta del grande pasticcere Antonio Campeggio che l’amico Pino De Luca, il cantore della salentinità più vera e più bella, l’animatore instancabile di tanti indimenticabili happenings enogastronomici, ha portato in regalo a Daniela e Annarita. A Le Macàre, se non l’avete ancora capito, si pratica l’arte della felicità.

Le Macàre
Via M. Albina 132
Alezio (LE)
0833. 6176084

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