photo Antonio Curti

Si può fare beneficenza con leggerezza e spirito di goliardico cameratismo tra colleghi? E’ su questo che deve aver riflettuto lo chef Giuseppe Costa alla soglia del decimo compleanno del suo ristorante Il Bavaglino a Terrasini, in Sicilia. Fare una semplice festa e buttarla in caciara con gli amici o tentare di dare anche un senso, lasciare una traccia duratura di una ricorrenza a lui particolarmente cara? Il buonsenso e la sensibilità che lo contraddistinguono gli devono aver suggerito che si può fare festa con la testa, che si possono invitare sì tutti gli amici cuochi ex-compagni di lavoro nelle sue esperienze formative in giro per l’Italia a cucinare per la prima volta tutti insieme mescolando culture, filosofie, tecniche e ingredienti, ma che si può e si deve anche saper trasformare questa grande occasione in un regalo per chi soffre. E così il compleanno del Bavaglino è diventato TEN, acronimo per Terrasini Event Night ma anche inevitabile internazionalizzazione del numero dieci, come le candeline da spegnere e come gli chef in mobilitazione da tutta la penisola per dare il loro generoso contributo a una causa importante, per sostenere un progetto ambizioso ma necessario, per trasformare la solita, insostenibile leggerezza di un evento enogastronomico in un esempio concreto di solidarietà.

 

A beneficiarne è stata l’Associazione Piera Cutino, onlus che da venti anni si occupa di talassemia e porta avanti progetti che mirano al miglioramento della qualità della vita dei pazienti affetti da questa patologia, tra i quali la costruzione del campus di ematologia Cutino all’interno dell’Ospedale Cervello di Palermo che ogni anno accoglie circa 1.500 pazienti e in cui vengono eseguite oltre 5.300 trasfusioni di sangue. Nello specifico, il ricavato della serata verrà investito per potenziare il sostegno all’area pediatrica con nuovo personale, giochi e accoglienza per i pazienti più piccoli e quindi più vulnerabili.

E’ così che piatti che in altre occasioni consumeremmo con meno trasporto e attenzione hanno assunto tutto un altro sapore e spessore, ancor più se a proporli si sono cimentati chef stellati del calibro di  Matteo Baronetto, Accursio Craparo, Pino Cuttaia, Pietro D’Agostino, Tony Lo Coco, Pasquale Palamaro, Valentino Palmisano, Giovanni Santoro, Felice Sgarra, Thierry Tostivint, e insieme a loro, anche il maestro pasticcere Santi Palazzolo dalla vicina Cinisi e i resident-chef del Sea Club, suggestivo anfiteatro naturale sul mare sede dell’evento, Guglielmo Asta e Tony Cammarata.

 

Piatti tipici, piatti insoliti, piatti icona dei loro autori, piatti pensati per l’occasione, piatti contaminati dall’irresistibile fascino e suggestione degli ingredienti locali, piatti che da esercizi di bravura, stile e tecnica si sono trasformati in golosi e preziosi tasselli di un mosaico di solidarietà composto anche da tante piccole e grandi realtà imprenditoriali locali attive nel settore enogastronomico intervenute come sponsor, come contributor attivi della serata, come protagoniste di un grande moto collettivo di partecipazione a una giusta causa e, al tempo stesso, di promozione intelligente e attiva del territorio e delle sue molteplici potenzialità.

Sì, si può fare festa usando la testa, rilanciando e affermando il grande spessore sociale  della cucina e la sua capacità di far passare come niente dalla pancia al cuore i valori e sentimenti più autentici.