Nessuna concessione al consenso facile, nessuna divagazione dalla propria, netta identità. La cucina pura e dura di Eugenio Roncoroni – stile fusion e suggestioni dalle Americhe nella terna secca e vincente di ristorante, burger bar e noodle bar sotto l’insegna comune e meglio nota come “Al Mercato” – arriva “tale e quale” all’ottavo e penultimo appuntamento dell’Offestival al Fud Off di Catania, nel solco di quella che è stata la linea programmatica sin dall’esordio: promuovere la creatività borderline ai fornelli, fuori e lontano dal mainstream compiaciuto e compiacente di tanta ristorazione contemporanea. Giovani e giovanissimi cuochi provenienti da tutta Italia hanno condiviso con Valentina Chiaramonte, resident chef  e coordinatore tecnico della rassegna, piccoli spazi e grandi intuizioni all’interno della cucina del Fud Off con risultati sempre diversi e sempre accattivanti, tutti giocati sul filo sottile delle assonanze e dissonanze.

 

Questa volta la sintonia è totale, quasi un’epifania: il menù galoppa selvaggio al confine tra mare e monti, reti di pescatori e bagli assolati, macellerie e pescherie, mercati  e piccole produzioni coraggiose, dolcezze mediterranee e asprezze tenebrose. La linea d’ombra è però superata con successo grazie al coraggio, alla professionalità e alla puntualità di vedute condivise. E se gli impiattamenti non seguono la leziosità e il glamour delle mode imperanti  sono i sapori a parlare, spesso ad alta voce, tonanti, incisivi, persistenti, con una soluzione di continuità che non lascia trasparire la presenza di più teste e più mani in cucina.

 

Il taco con ricciola e pico de gallo, salsa messicana a base di pomodoro cipolla e peperoncini verdi, dà dipendenza e induce al consumo ossessivo-compulsivo; la triglia e latte fermentato che si stempera in un voluttuoso brodo di bisque è la bouillabaisse 3.0;  la pecora e gazpacho ha una spiccata e inattesa morbidezza gustativa nonostante la robustezza della carne; l’agnello e tamarindo portato a tavola in forma inoffensiva di roll si svela godibilissimo e irresistibile all’assaggio nonostante la complessità di costruzione e l’affollamento di ingredienti; la fregola e cavolo – intelligente pausa veg e ristorativa prima di riprendere la corsa – sconfina in lidi insospettabili di grande equilibrio e delicatezza; il cervello e ricci – doverosamente preannunciato come piatto forte nel preview che introduce gli ospiti prima della cena – è estremo, radicale, per cuori e stomaci forti e sancisce nettamente confini, marca distanze, parla franco senza giri di parole o intercessioni: piace o non piace, insomma; gelsi e armellina (semi di albicocca) e pesca e api sono, alla fine, i dessert che in perfetto stile chezmunita sovvertono i canoni della dolcezza classica e conducono su sentieri impervi e ignoti che, una volta battuti, diventano consolante familiarità.

 

Come surfisti in sincrono sull’onda perfetta, Domenico Cosentino e Gianluca Di Giorgio dal Bocum di Palermo – rispettivamente resident e guest barman della serata – tengono botta alla raffica emotiva dei piatti e rilanciano con pairing ben pensati e  sempre coerenti con le note spesso difficili della cucina, tra cui spicca per freschezza di bouquet e grande equilibrio alcolico l’Ottovolante del mixologist in trasferta, in finale alla quarta edizione del Premio Strega Mixology per la selezione di cocktail ufficiale del Premio Strega 2018.

 

 

Una performance, dunque, prodromica del prossimo e ultimo appuntamento offestivaliero prima della pausa estiva, quello con gli chef Mauricio Zillo e Francesco Ruggiero, tra i migliori outsider internazionali della cucina, ora in viaggio sabbatico nel mondo in cerca di innamoramenti e suggestioni per l’attesa riapertura annuale di A Mére, il loro ristorante parigino già icona di modernità. Una cena assolutamente imperdibile.

 

 

OFFESTIVAL

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