lunedì, 30 aprile 2018

Madri, figlie, donne. Donne sono le ideatrici e organizzatrici, Ester Fracasso e Maria Pia Liguori. Donna è Anna Paola Giuliani,  lungimirante e sensibile Assessore alla Cultura del Comune di Foggia che lo ha reso possibile. Donna è Danila Paradiso, ufficio stampa dell’evento. Donne erano tutte le protagoniste dei laboratori del gusto, dalle cuoche affermate in televisione come Faby Scarica e Cinzia Fumagalli a quelle lontane dai riflettori come Le Mamme dei Vicoli o le pastaie dell’Associazione Millennium di Foggia da anni attiva nel sociale, da quelle in prima linea con i loro ristoranti baluardi di tradizione come Giuseppina Falco dell’Hostaria U’ Vulesce di Cerignola e Maria Antonietta Santoro del Becco della Civetta a Castelmezzano a Donna Nunzia, storica pastaia di Bari Vecchia. Donna è una dei due attivissimi foodblogger de “La cucina dei fuorisede” impegnati nel sensibilizzare i loro colleghi universitari  verso una maggiore consapevolezza nel nutrirsi lontano da casa. Donna è Arame Ndiaye, senegalese da anni in Sud Italia impegnata nella diffusione e nel confronto della sua cultura con gli usi e i costumi locali. Donne sono Nadia Cattelani e Chiara Cesetti, blogger e scrittrici con libri di cucina e pasticceria di successo all’attivo, pronte a parlare con semplicità e dovizia di aneddoti alla platea. Donne sono la gran parte degli allievi dell’Istituto Alberghiero Einaudi di Foggia intervenute a dare manforte durante i laboratori del gusto. Donne gran parte delle giornaliste conduttrici, da Antonella Petitti a Rosalia Chiarappa e Annamaria Natalicchio, che per coinvolgimento ed empatia con la materia e le altre donne loro sorelle impegnate a cucinare e raccontare, surclassavano i colleghi maschi. Donne sono molte imprenditrici del mondo agricolo presenti all’evento che dopo esperienze di altro genere o altrove, sono tornate alle terre degli avi con maggiore consapevolezza e passione e parlano oggi dei loro prodotti con  linguaggi contemporanei, grande entusiasmo e chiarezza di idee impensabili sino a qualche anno fa.

Donna è la pasta fresca plasmata da mani di donne e trasformata con arte in formati codificati dalla saggezza della cucina popolare. Donna è la cultura gastronomica delle terre di Daunia, Capitanata e Gargano tramandata da nonne e mamme e ancora oggi viva nelle case grazie alla facile reperibilità degli ingredienti nei mercati rionali. Donna è la loro capacità di riuscire a lavorare spesso fuori di casa, prendersi cura delle famiglie, cucinare tutti i giorni e trovare pure il tempo e l’energia di dedicarsi al volontariato in iniziative di tipo sociale usando il cibo come medium, veicolo di sentimenti, cura del prossimo e riscatto culturale e sociale. Donna, infine – ma l’elenco potrebbe tranquillamente andare avanti – la città, Foggia, spesso a torto considerata sorella minore delle province pugliesi, che in questa occasione ha saputo essere accogliente, accomodante e conciliante nei confronti della tanta gente che ha invaso strade, piazze, slarghi e vicoli del suo nucleo storico in cerca di buon cibo, prodotti della terra da scoprire e assaggiare, storie da farsi raccontare, uomini e donne che con e grazie al cibo hanno intrapreso nuove strade e nuove professioni.

Se ho deciso di partecipare a Libando, manifestazione gastronomica di successo alla sua quinta edizione a Foggia, è stato perché da subito sono stato rapito e incuriosito dal tema di quest’anno: la cucina madre, un mondo da scoprire e rivalutare per la sua capacità di saper tramandare – preservandoli – valori, tradizioni e costumi . In una parola: l’identità di un territorio e della sua gente. Oggi più che mai, e in questo sta la grande capacità di Libando di coglierne l’urgenza, è necessario ribadire la maternità del mondo del cibo e della cucina oggi dominato e veicolato mediaticamente dagli uomini. Solo dando voce e visibilità alle donne, facendole parlare e cucinare fuori dagli ambiti convenzionali in cui sono costrette a muoversi da culture obsolete, sentendo raccontare le loro storie quotidiane di fardelli e impegni in cui a prevalere troveremo sempre un sorriso e un consiglio, veicolando in manifestazioni popolari i loro messaggi, avremo qualche possibilità di sottrarre l’alimentazione tout court alle aberrazioni a cui il mercato e le mode stanno cercando di ridurla.