sabato, 9 settembre 2017

Metti una storica cantina alle pendici dell’Etna da cui lo sguardo spazia senza soluzione di continuità sino all’orizzonte azzurro dello Jonio. Metti un esercito sorridente e appassionato di giovani cuochi siciliani tra i più originali e promettenti del momento.  Metti una quindicina di bravi produttori e artigiani del gusto isolani che si stanno distinguendo per la cura e l’alta qualità del loro lavoro. Metti un parterre royale di altrettante cantine che “allevano” le loro uve e vinificano sotto il vulcano, pronte a schierare le loro migliori etichette di bianchi, rossi e rosati. Metti, ancora, tre grandi mattatori del mondo del food  che hanno fatto della comunicazione il volano dei loro talenti. Metti, infine, la lucida follia di un imprenditore visionario innamorato della sua terra e la complicità intelligente e lungimirante dei due giovanissimi padroni di casa, che con lui condividono passioni, scommesse e il gusto del buono e del bello ad ogni costo.

Il risultato – travolgente – è Straordinario, un evento fuori dal comune che da tre anni porta gente, cose buone e allegria nel silenzio altrimenti irreale di Milo. Un evento che già dal nome vuole porsi in maniera distintiva e discontinua rispetto a iniziative analoghe e che pone al centro degli interessi la visibilità e la sinergia di un certo mondo enogastronomico siciliano, quello per cui la passione, l’impegno e la voglia di emergere con la qualità e la singolarità del proprio lavoro e dei propri prodotti diventano tratti distintivi e fondanti.

A crederci e a volerlo a tutti i costi, salvaguardando innanzitutto spirito di indipendenza e freschezza del format, Andrea Graziano – alzi la mano chi non conosce le sue fortunate creature Fud e Fud Off a Catania e a Palermo – e Marco e Barbara Nicolosi, giovani e determinati patron e numi tutelari della Cantina Barone di Villagrande.

 

A sostenerli, a dare carica energetica alla serata, tre carichi da novanta, una terna secca di notorietà, bravura e contagioso entusiasmo: l’ambitissimo – dai giovani cuochi in primis – Davide Scabin, irrequieto, irrefrenabile, affabulatore di razza; Maurizio “Black” Santin, il cuoco nero, figlio d’autore, pasticcere mediatico, creatore bulimico di contaminazioni dolci e, last but not least, Giuseppe Zen, sdoganatore intelligente e lungimirante dello street-food nazionale nel suo “Mangiari di strada” milanese, tempio e laboratorio sperimentale di successo della cultura gastronomica popolare dalle Alpi alla Sicilia.

Ai fianchi, dietro e attorno, la meglio gioventù cuciniera siciliana, ambiziosa, incontinente, carica di idee e sogni. Volti noti e new entries, abili professionisti e nuovi timidi rossori, coraggiosi solisti oppure imberbi ma talentuosi capitani di brigata nei nuovi e lussuosi boutique hotel che stanno trasformando – in meglio – il panorama e l’identità della ospitalità etnea: Giulia Carpino resident chef della serata, Valentina Chiaramonte dal rivoluzionario Fud Off a Catania, Francesco Patti e Domenico Colonnetta dall’ormai storico Coria a Caltagirone, Andrea Macca dal suggestivo Donna Carmela a Riposto, Salvatore Vicari dell’omonimo ristorante a Noto, Lorenzo Ruta dalla Taverna Migliore a Modica, Giuseppe Raciti dallo Zash di Riposto, Simone Strano dal Palazzo di Montemartini a Roma, Giovanni Grasso da La Plage a Taormina, Peppe Torrisi dal nuovissimo Talè a Piedimonte Etneo, Dario Di Liberto dal Tocco Sicilian Way a Ragusa, Federico Della Vecchia dal Biosserì edizione meneghina, Bleri Dervishi dal Monaci delle Terre Nere di Zafferana Etnea, Peppe Bonsignore dell’Oste e il Sacrestano di Licata e lo stellato Claudio Ruta dall’avanguardistico design de La Fenice a Ragusa.

E i vini? La linfa, certo, la libagione necessaria, i nettari in imprescindibile sostegno alle decine e decine di proposte gastronomiche ricche di sapori, colori e profumi in costante e dissimulato concorso. A pensarci, con stile, competenza e professionalità: la cantina ospitante Barone di Villagrande, naturalmente, e poi Murgo, Benanti, Pietradolce, Planeta, Cantine Russo, I Vigneri, Feudo Vagliasindi, Quantico, Terra di Costantino, Terre di Nuna, Tenuta di Fessina e Cantina Vivera, realtà significative – anche se non esaustive, ovviamente – di quella grande rivoluzione enoica che da qualche anno sta portando riflettori, interesse e interessi su questa isola nell’isola per la strordinarietà – è il caso di dire – dei suoi tre vitigni autoctoni: il nerello mascalese e il nerello cappuccio per i rossi e il carricante per i bianchi.

Ma non si può essere veramente e autenticamente straordinari senza il coinvolgimento, in una manifestazione così ricca di messaggi e suggestioni da cogliere e codificare, di quelle piccole e medie realtà produttive, spesso a livello famigliare, che costituiscono l’humus, la pasta madre della gastronomia isolana – nello specifico – e nazionale in generale. Con molti di questi Andrea Graziano ha iniziato da anni un percorso di sostegno e promozione che ha portato prima alla scommessa del suo primo ristorante, il Sale Art, e poi alle fortune consolidate di Fud a Catania e Palermo, un concept che dietro le quinte glamour del primo fast-food made in Sicily cela un grande lavoro di scouting, censimento e diffusione di quei tanti pionieri e anarchici del gusto fuori dai giri “protetti” della grande distribuzione che stanno creando la diversità, la ricchezza e il dinamismo di un patrimonio agricolo altrimenti immobile e condannato alla sterilità.

Parliamo, ovviamente, della cioccolata della Dolceria Bonajuto, dove lo spirito lungimirante e visionario del compianto Franco Ruta aveva incominciato a lanciare in tempi difficili e non sospetti semi di rinnovamento e inviti alla modernità, ma anche dei salumi di Massimo Castro, della porchetta di Neromaialino di Adrano, della provola delle Madonie e delle tante altre meravigliose creazioni di Sandra Invidiata e Agron Gryka da Collesano, delle mozzarelle e della ricotta di bufala di Bubalus, degli irresistibili pitoni fritti in versione mignon di Tommaso Cannata da Messina, dell’olio dei Frantoi Cutrera, del gelato superlativo del Caffè Adamo di Modica, della sfincia di Sardasalata, dei dolci di mandorla di Convicinum e la salsiccia a punta di coltello della Macelleria dei Fratelli Sciuto giocatori in casa.

 

E’ qui, alla loro postazione, in fondo alla parata di attuali e future stelle, al margine della rutilante esibizione di cornucopia di ogni genere e foggia, alla fine del lungo itinerario nel wild side della cucina siciliana contemporanea che il concetto di straordinario, il miracolo dello street-food fuori dal comune, si materializza e fa proseliti. E’ lo stesso Scabin, fulminato sulla via di Milo, a raccontarlo al momento del ritiro del Premio Straordinario per l’Innovazione 2017: la loro salsiccia di carne di suino spaccata e “cunzata” con peperonata preparata nel forno a legna e condita semplicemente con limone e olio come fosse una baguette imbottita è il coup de théatre che eleva di colpo lo street-food ai ranghi di alta cucina. E se lo dice lui…

 

 

STRAORDINARIO

lo street-food fuori dal comune

31 agosto 2017

Cantine Barone di Villagrande

Milo (CT)

info 095 708 2175