domenica, 15 maggio 2016

Palermo è la città del vivi e lascia vivere. E’ la città del non vedo, non sento, non parlo. E’ la città dove si parcheggia, indisturbati, sulle strisce pedonali e sugli scivoli in prossimità degli incroci. E’ la città dove i marciapiedi sono spesso percorsi a ostacoli tra barriere architettoniche. E’ la città della spazzatura abbandonata ovunque, per giorni, senza che nessuno se ne curi. E’ la città dove aspetti i mezzi pubblici per ore e qualche volta non passano neanche. E’ la città della prepotenza, del più forte e veloce a passarti avanti e ignorarti. E’ la città sventrata, con palazzi distrutti, macerie abbandonate da decenni, architetture sfregiate prima dal tempo e poi dall’incuria, dall’accidia e dall’indifferenza. E’ la citta che lascia la sua bellezza, esuberante e sfacciata, sfiorire tristemente. Palermo è la città dove pochi coraggiosi, molto coraggiosi, al limite dell’eroismo, convivono con codardi e menefreghisti. E’ la citta dove eros e thanatos, l’amore e la morte, sono in ogni gesto e in ogni parola. E’ la città che ha paura della morte e per esorcizzarla urla e si agita, e nelle parole e nei gesti cerca il consenso e la benevolenza degli dei. E’ la città che ha lasciato che molti, tanti, troppi, dei suoi figli migliori, quelli più coraggiosi, i più onesti, quelli sinceramente e profondamente innamorati della loro terra e del loro lavoro, fossero dati in pasto alla mafia, quella bestia infame e affamata che essa stessa ha partorito.

Però Palermo è anche bellezza che non si stanca mai di rinascere e fiorire e urlare il suo invito ad amarsi e amarla. E’ gente straordinaria e generosa che ti accoglie, ti avvolge e ti protegge. E’ natura rigogliosa che regala alberi maestosi e sacri come cattedrali.  E’ storia antica e luminosa che combatte con le tenebre del presente e vince. E’ luce violenta, viva e vivida sulla gloria e sulla miseria, sull’intelligenza e sull’ignoranza, sulla speranza e sulla rassegnazione. E’ abbraccio largo e respiro lungo che dalla montagna corre sino al mare e lo sorvola, sfiorando palme, cupole e campanili. E’, ancora, mille lucciole, piccole e luminose, che squarciano il buio della città e alimentano, in silenzio, la speranza del riscatto e della rinascita. Mille piccole storie di individui, di gruppi, di associazioni, di collettivi che hanno deciso di reagire, di far scorrere la linfa della vita e non la morte tra le viscere della città, lontano dai riflettori, al chiuso di case, cortili, istituti, scuole e chiese. Storie di chi ha deciso di non arrendersi e di non permettere che una città, la loro città, sia condannata al mutismo, alla rassegnazione, al silenzio, alla resa e, quindi, al declino.

Il Teatro Ditirammu, nascosto in un cortile tra le luci e le ombre della Kalsa, è una di queste lucciole, una delle più luminose, coraggiosa, forte e tenace. Tre generazioni di attori, cantanti e musicisti che hanno capito che al passato si deve guardare ma che dal passato bisogna anche sapersi affrancare, evolversi, emanciparsi. Liberarsi dai suoi fardelli ingombranti e vivere nel presente immaginando un futuro. Il futuro. Il più bello e il più libero. Per loro ma, soprattutto, per i giovani. I loro figli, i miei figli, i vostri figli. Per provarci, senza avere la presunzione di riuscirci, Elisa Parrinello, penultima generazione di questa unita e generosa famiglia di artisti popolari, ha creato anche una scuola di teatro. Proprio lì, in quel cortile, nel cuore della Palermo più bella ma anche la più difficile, quella ostile, quella che quando non capisce o non vuole capire usa il linguaggio della violenza, della sopraffazione e dello scherno. Una scuola di teatro che proprio per questo, e contro di questo, vuole essere innanzitutto una scuola di vita, di rispetto per sé e per gli altri, di scoperta e di amore per la verità, di crescita, di responsabilità, di maturità, di presa di coscienza e di coscienza critica. Una scuola di teatro aperta a tutti, dai bambini ai più grandi, perché quello che si impara lo si impara per gradi, con il giusto tempo e la giusta attesa per ogni cosa, crescendo e distillando. A questi futuri uomini e donne palermitane, siciliane, italiane, Elisa Parrinello, che con grande determinazione  ha voluto e saputo traghettare il Ditirammu dal passato al presente per consegnarla al futuro e alle sue generazioni, dona tutta sé stessa ma tutto pretende.

Nessuno sconto, nessuna concessione, nessun privilegio. Alla verità, al coraggio, al talento, ci si deve arrivare con fatica, con sudore, con dolore, con l’esercizio costante della rinuncia. Un insegnamento che è messaggio di speranza, di sopravvivenza, di ribellione e di rinascita. Un insegnamento che è soprattutto amore. Incondizionato. Un insegnamento che nello spettacolo pensato, scritto e da lei diretto per i suoi ragazzi della Compagnia di Folleria, e presentato ieri sera per la prima volta nell’atrio della Biblioteca di Casa Professa, lo stesso dove Paolo Borsellino dopo la morte di Giovanni Falcone pronuncia il suo ultimo, intenso, fatale discorso, è lo stesso lasciato da quei figli di Palermo, i più valorosi, i più coraggiosi, a cui la mafia ha tolto, con violenza, per sempre, la forza, l’anima e il respiro.

Lo spettacolo è dedicato a loro. E in un continuo conflitto tra il bene e il male, tra angeli e demoni, vittime e carnefici, intensamente interpretati, vengono ripercorsi i momenti più salienti e drammatici delle loro esistenze e di quelli che hanno voluto sottrarle nel tentativo, evidentemente fallito, di sottrarre la loro terra, la Sicilia e l’Italia intera, a un percorso di crescita e maturità nei valori della civiltà e della legalità.

“In mio onore”, questo il titolo dello spettacolo, è in loro onore, ma anche in onore di chi, come loro, come Palermo, non ha paura e non s’arrende. Perché onore fa rima con amore. E l’amore, si sa, vince su tutto.

 

 

TEATRO DITIRAMMU

Via Torremuzza, 6

90133 Palermo

Info:  091.6177865  /  334.7262300