sabato, 7 maggio 2016

Vabbe’, c’hai la lavagnetta. C’è scritto tutto, va benissimo. Vini veri insieme a vini vani, e va bene pure quello. Sacro e profano insieme, oggi ci sta. Scorro veloce la lista con lo sguardo, ti chiedo lumi ma mi rispondi telegraficamente. Tra un po’ arriva il popolo dell’aperitivo e sei impegnato. Poi cerco un approdo comodo, uno sgabello e un piano d’appoggio. Da solo, ovvio, non posso pretendere che m’accompagni. I tavolini sono tutti riservati. Per il popolo dell’aperitivo, s’intende. Perdo tempo a curiosare tra gli scaffali, poi m’accomodo in fondo al locale, dove trovo libero. Un’ombra fugace deposita un vassoietto sul mensolone e scompare. Grazie. Niente prego, non può aver sentito. Lo snack è metà local, metà global. Un bocconcino di pane e panelle, uno sfincionello in miniatura e un centimetro quadro di frittatina, la proposta local. Tutta ripassata nel microonde. L’intramontabile ciotolina con patatine griffate dal masterchef, la proposta global. Inizio a innervosirmi. Anzi, lo sono già. Ma non me ne ero ancora accorto. Mi capita, nei miei slanci di inspiegabile fiducia nel genere umano, specie quello dispensatore di cibo e vino. Così come non m’ero accorto, perso a tuffarci dentro il naso, che il prezioso vino scelto, un autoctono siciliano, superbo, un vino vero, me lo hai servito in un calice che porta, indelebile perché marchiata, la firma di un produttore di spumanti, uno dei tanti, uno che fa vini vani. Brav’uomo, certo. Bravo a dare lustro a bollicine nazionali ininterrottamente da novant’anni, ci mancherebbe. Ma quello che ci hai versato dentro, però, e non ci hai fatto caso, è un signor vino fatto da un siciliano come te, molto più bravo dell’altro, talmente bravo da essere riuscito a contribuire a rendere la tua terra famosa anche per il vino, uno amato e apprezzato in tutto il mondo, uno che nel tuo, di mondo, visto che sei enotecario e forse anche sommelier, è praticamente una specie di mito.

Allora, ascoltami bene, vale per te e tutti i tuoi colleghi che in qualche modo, in qualche bar, ristorante, osteria, trattoria, caffetteria, bistrot, pizzeria, enoteca, wine-bar, dovrebbero consigliare, raccontare e dispensare vini e ogni altro genere di delizia non necessaria alla sopravvivenza ma al puro diletto, all’evasione, all’oblio: se non sei mio amico, se non sei sotto casa o sotto il mio ufficio – dove per simpatia o affetto o pura pigrizia forse potrei scendere a compromessi – sappi che ti scelgo e ti sceglierò sempre se:

  • sai accorciare le distanze anziché prenderle
  • sei competente facendomi pensare che lo sia soltanto io
  • riesci a essere, se non unico, almeno migliore di qualcun altro
  • hai scelto il tuo lavoro come missione e stile di vita
  • sai essere curioso e sempre avido di imparare
  • sai essere esigente e intransigente
  • sai amare e rispettare ogni vino e cibo che proponi, amare e rispettare chi l’ha prodotto, amare e rispettare chi, come me, scegliendoti, si mette nelle tue mani e ti concede la massima fiducia
  • sai cercare, capire e apprezzare il bello in tutte le sue forme
  • riesci a essere o sorridente, o affascinante, o convincente o, miracolosamente, tutte queste cose insieme
  • riesci a farmi sorridere, o sentire affascinante, o apparire convincente anch’io, almeno per una sera
  • sai darmi sempre un nuovo, valido motivo per tornare