venerdì, 22 gennaio 2016

 

Di Puglia si parla tanto e spesso. Grazie a politiche promozionali mirate, è oggi la meta vacanziera più ambita in Italia e incomincia a destare interesse a livello internazionale. Si viene in Puglia per il mare, per le bellezze architettoniche, per un paesaggio che muta carattere e caratteristiche man mano che lo si percorre da nord a sud, per il fascino delle masserie e l’effervescenza di un mondo rurale altrove in gran parte perduto, per i prodotti della terra e del mare che danno vita a una cucina che piace, incuriosisce e annovera un numero crescente di bravi interpreti che guardano alla tradizione, consolidata e ricchissima, e la rispettano, ma la stanno facendo evolvere e mutare, aggiungendoci la consapevolezza del valore dei prodotti tipici e la loro grande potenzialità, la tecnica contemporanea, il bagaglio delle esperienze lavorative in Italia e all’estero e una certa, particolare, sensibilità che fa di loro figure professionali ambite e ricercate.

Ma una volta in Puglia, quanta di tutta la suggestione comunicata che muove gli interessi e i desideri dei turisti che vengono a visitarla trova effettivo riscontro? Dove vanno, cosa mangiano, che esperienze fanno, quali sono i feedback all’indomani del loro rientro? Molto spesso la generosità e il senso dell’ospitalità dei pugliesi sopperiscono a lacune, improvvisazione, mancanza di professionalità, inesperienza. Si fanno esperienze gastronomiche sbagliate, si paga molto più del dovuto e meritato nei bar, nei ristoranti, negli alberghi e ancor più, ingiustificatamente, nei b&b che proliferano come funghi.

Spesso si finisce, per mancanza di informazione da una parte e scaltrezza di taluni operatori turistici senza scrupoli dall’altra, per trovare e provare prodotti fuori stagione, prodotti che non fanno parte della nostra cultura, piatti millantati per tipici ma che di tipico hanno – forse, e non sempre – la terracotta in cui vengono serviti per fare folklore.

Spesso si finisce per dormire in luoghi anonimi, arredati alla meglio con mobili Ikea nel migliore dei casi, in case anonime cresciute in fretta durante l’inverno o trasformate per fare fronte alle richieste che ultimamente si stanno concentrando sempre più esclusivamente nel Salento, con processi avviati e incontrollati di modificazione del paesaggio.

Spesso ci si riduce, per mancanza di adeguati mezzi di comunicazione, per scarsezza di informazioni, per colpa di quella castrante attitudine diffusa tra molti amministratori a considerare sempre tutto scontato quando la bellezza a portata di mano è tanta e soprattutto gratuita, a dare un’immagine di sé – e delle proprie risorse – ridotta, alterata e mortificata.

Ci siamo mai chiesti cosa rimane realmente impresso, alla fine, nel cuore e nella testa di chi si trova per caso o per scelta o per amore ad attraversare la Daunia, salire sul Gargano, cullarsi sui rilievi dolci della Murgia, scrutare l’infinito sull’orizzonte ininterrotto della Capitanata, scoprire la civiltà della pietra nella Valle d’Itria, sfidare i pregiudizi e spingersi sino a Taranto ad ammirare un museo unico al mondo, incantarsi alla vista delle distese infinite di ulivi e vigneti nelle terre di Bari e Brindisi e inebriarsi al vento del Salento che l’attraversa da mare a mare e regala una luce difficilmente reperibile altrove? Il mare, un piatto, un tramonto, un palazzo barocco, una piazza, un vino? Certo, tutto questo. Anche, ma non solo.

Ciò che resta realmente indelebile, per chi è fortunato e riesce a farne esperienza, è l’autenticità, la passione, la generosità e la grande apertura sociale che in larga parte – ma non esclusivamente – contraddistinguono ancora il carattere dei pugliesi e ne fanno una realtà singolare in Italia e ancor più nel mondo, da esperire nel miglior dei modi e al netto di sofisticazioni e millanteria.

Ecco, bisogna partire da queste riflessioni e cercare, selezionare, raccontare e promuovere tutte quelle realtà – dai piccoli produttori ai ristoratori, dagli artigiani agli allevatori, dagli artisti ai contadini, dagli albergatori ai vignaioli, dai giovani che hanno avuto il coraggio di rimanere a quelli che hanno deciso di tornare – che dimostrano e mettono in campo serietà e competenza, attenzione per la terra e il territorio, rispetto per il proprio lavoro e il prossimo, sensibilità e attenzione per le grandi problematiche sociali ed ecologiche che riguardano la Puglia e ne minacciano costantemente e seriamente l’equilibrio, che pensano a una rete e non al proprio orticello, che vogliono fare sistema e non semplicemente emergere e primeggiare, che guardano ai turisti come risorse, volani di promozione e messaggeri di quel talento che in Puglia abbonda ma rimane in gran parte o inespresso o non proficuamente comunicato.

In una parola, bisogna scoprire e selezionare, con attenzione e rigore, senza sconti e senza filtri, la Puglia buona, la Puglia etica, la Puglia che rispetta e si fa rispettare. E sostenerla raccontandola. Ce n’è talmente tanta che finiremo noi stessi pugliesi per stupirci.