mercoledì, 16 settembre 2015

 

Dall’ombra rassicurante e protettiva della familiare Via Santa Filomena alla severa e monumentale incombenza della chiesa di Sant’Ignazio all’Olivella. Dalla movida gourmet catanese, di cui  è stato artefice e promotore, al magmatico e ineffabile mondo della ristorazione palermitana. E’ terrena, comprensibile e giustificata la tensione che vela il tradizionale ottimismo di Andrea Graziano alla vigilia del raddoppio della sua creatura a Palermo tra gattopardesca diffidenza e incontenibile curiosità, ma il dado è ormai tratto e Fud apre coraggiosamente porte, modernità e la sua particolarissima visione del futuro  in quell’enclave acchiappaturisti che senza soluzione di continuità satura di tavolini, camerieri imbonitori ed effluvi d’incerta natura la trama di viuzze che dal Teatro Massimo si dirama serrata sino alla suggestiva Piazza Olivella.

 

 

E’ terreno, comprensibile e giustificato il timore di confrontarsi e dialogare con la storia della ristorazione popolare della città, quella naivetè tanto ambita e ricercata dai turisti, quella immobile e rassicurante tradizione talmente amata e venerata dai palermitani da aver scoraggiato, immotivatamente, sinora, qualsiasi reale tentativo di modernità, cambiamento o accelerazione.

Per contenerlo, quel timore, Andrea ha scelto come compagni di avventura due volti noti della ristorazione cittadina di qualità, Claudio Bica e Gianluca Cigna, che hanno creduto nelle potenzialità del progetto Fud già dalla prima visita nella casa madre di Catania, tanto da immaginarsela già replicata, e con successo, in un cotè totalmente diverso da quello etneo ma, in fondo, sotto sotto, avido e desideroso di uno scatto di reni che restituisca a Palermo la dignità e il blasone di capitale dell’isola.

 

 

Per dissiparlo, quel timore, Andrea ha voluto puntare su un cavallo già vincente e per vestirla, questa nuova avventura, ha scelto la stessa modernità internazionale dell’ammiccante format catanese, quello straordinario e convincente equilibrio tra tecnologia spinta e antiche suggestioni , tra drugstore metropolitano e putìa siciliana, tra imprenditorialità spregiudicata e arcaica artigianalità, tra calembour linguistici e rassicurante riconoscibilità, tra forte senso di identità e desiderio di cittadinanza del mondo.

 

 

Ci sono le solite scaffalature vertiginose qui ancora più vertiginose; l’immancabile tavolo social e quelli più piccoli e riservati a corollario;  le luci nude e calde al tempo stesso, puntuali e sofisticate; le lavagne fittamente e diligentemente ricamate di ricette, consigli per gli acquisti, nomi di piatti e bevande, inviti alla cortesia e puntualità, servizi offerti e altre invenzioni tutte sempre tradotte in quell’inglese maccheronico oramai marchio di fabbrica; il banco salumeria che sconfina nella cucina a vista in un illusorio e suggestivo gioco di prospettive, il banco bar con le birre alla spina e gli sgabelli per consumi solitari o veloci o di emergenza in caso di tutto esaurito. E poi  l’esterno, con i posti a sedere quadruplicati rispetto all’infilata un po’ angusta di Via Santa Filomena, la possibilità di farsi rapire lo sguardo e l’attenzione dalla bellezza del cielo e dell’architettura intorno e l’immancabile insegna, metallica, perentoria, quasi uno scudo a difesa delle idee, del coraggio, della sfrontatezza di essere venuti fin qui, da stranieri, a dimostrare che nuovi e diversi si può essere, a condizione di rischiare e mettersi in gioco senza filtri e paracaduti.

 

 

L’offerta gastronomica, il fud, l’anima, il cuore del progetto conserva i signature dish catanesi, i panini con i burger di carne di manzo, di maiale e di cavallo, i formaggi e gli insaccati, le insalate miste e tutti gli ot dog con i prodotti dei fornitori storici e consolidati della casa madre catanese, perde per strada la pizza, ma si arricchisce, in un’ottica intelligente e lungimirante, delle sinergie con nuovi artigiani e produttori di eccellenza palermitani e non solo. Sono di Emanuele Cottone della storica macelleria cittadina la meusa del panino che non poteva assolutamente mancare e altri interessanti progetti in progress. Sono della mitica Adamantea di Giacomo Gatì di Campobello di Licata gli strepitosi caprini di capra girgentana in degustazione insieme ad altre delizie e rarità casearie. E’ dello ieratico Giulio Gelardi la manna di un amaro pensato e realizzato esclusivamente per Fud. Sono di un’azienda di Scillato, Bosco Ficuzza, tutte le uova bio utilizzate in cucina.

 

 

E sono tutti palermitani i trenta – per ora – ragazzi dell’appassionata crew che si divide tra sala e cucina, scelti tra 3192 candidature e dopo ben 150 colloqui, e impegnati in ore e ore di fud treining prima di dispensare efficienza, sorrisi e, soprattutto, competenza su tutti i prodotti di eccellenza utilizzati nelle varie proposte gastronomiche, il  core business dell’impresa Fud e la garanzia del suo successo costante e crescente nel tempo.

 

 

Insomma, saranno pure terreni, comprensibili e giustificati i timori di Andrea Graziano, i dubbi e le incertezze che hanno accompagnato e accompagnano questa nuova sfida, questo guanto lanciato su una piazza dove la storia ha il suo peso e il suo perchè, ma, come già a Catania, sono entrato e uscito da questo nuovo Fud, mi sono aggirato tra i tavoli, ho guardato gli sguardi di chi è entrato e uscito e si è aggirato tra i tavoli, mi sono incantato sui riflessi della chiesa sulle vetrate e sull’interno disvelato, ho ascoltato i commenti, le battute e anche le frasi di circostanza, ho sorriso – ricambiato –  a quei giovani di sala e cucina che in questo progetto hanno creduto e fatto affidamento, ho letto tutte ma proprio tutte le scritte sulle lavagne in sala e sulle piastrelle in cucina, ho apprezzato e ammirato le scelte architettoniche, capito il lavoro la forza e l’energia che le hanno generate e, alla fine, andando via col cuore leggero per l’ennesimo successo di un amico e coraggioso imprenditore, ho pensato che la bellezza vince sempre. Comunque la si voglia vedere, scoprire o, come nel caso di Fud, inventare.

 

FUD

Piazza Olivella,4

Palermo

091. 6112184