venerdì, 12 dicembre 2014

Se non hai mai assaggiato anche solo uno dei suoi piatti, fai fatica a capire sino in fondo quel magma di slogan, pensieri e concetti che stenta a contenere e poi, fortunatamente, illumina con l’ironia e l’intelligenza degli occhi quasi a esorcizzare la possibile inclinazione demagogica delle parole. Lungi da lui essere e incarnare profezie, soluzioni e dettami; apparire come il messia che arriva a indicarti la strada; confezionare kit di sopravvivenza quotidiana nel caos imperante.

Arrivato – anzi, tornato – a Napoli cogliendo l’invito di Maurizio Cortese a presentare il suo libro “Vieni in Italia con me” sotto la linea gotica, Massimo Bottura tutto vuole essere tranne che un messia circonfuso di autoreferenzialità. Abbandona subito il tavolo per appropriarsi dello stage ma non per esibirsi in uno sterile show ma per accorciare la distanza fisica dal pubblico e farselo immediatamente intimo, empatico, ricettivo e interlocutorio. E permeabile alle sue riflessioni ad alta voce, ai suoi concetti che replica sotto mille e sempre diverse spoglie per crederci in prima persona e poi far credere a chi li ascolta.

Assaggiare, dicevo. E sì, perché immaginare come reali e tangibili i suoi piatti, le riflessioni che hanno portato al loro concepimento e quindi alla loro realizzazione, le suggestioni rapite all’arte nelle sue migliori espressioni e il contagioso entusiasmo che ne consegue non è certo facile. Così come non è facile sentirsi descrivere la genesi di “Omaggio a Monk”, o di “Ops! Mi è caduta la crostata al limone” o di “Camouflage” e sentirsene partecipi sino in fondo condividendo il suo stupore quasi infantile e il suo entusiasmo.

Per capire sino in fondo la sua narrazione e capire quanto più possibile lui, la sua vita, il suo mondo, è necessario andare alla sua Osteria Francescana così come si va nelle gallerie d’arte e nei musei per osservare da vicino le opere d’arte e farsene rapire. Non basta sentir parlare di un quadro di Pollock, o di una installazione di Damien Hirst o delle struggenti e oscure note di Thelonius Monk o vederli su un catalogo patinato o ascoltarli dalle tracce di un vecchio vinile per riuscire a oltrepassare la soglia dell’interesse e della curiosità. Bisogna fare i conti con le proprie emozioni e affrontare un quadro, una scultura, un musicista avendoli davanti, perdendosi nella reale dimensione delle proporzioni, dei colori e delle note così come per capire sino in fondo un piatto e la sua genesi bisogna affrontarne le temperature, le texture, il gioco e l’equilibrio dei sapori, dei contrasti, delle asperità e delle morbidezze.

Il libro è una scusa, un escamotage, un trick per farti avvicinare quanto più possibile e renderti complice del suo mondo, della sua ricerca, della sua ansia divorante di conoscere capire e interpretare in maniera autonoma e indipendente. E’ un viatico al suo territorio, alla sua città, al vicolo della sua Osteria. E per renderlo quanto più credibile possibile, lo ha confezionato in guisa di vecchio tomo di enciclopedia con tanto di copertina in pelle e titolo impresso in oro: una citazione di un vecchio inossidabile mondo, quello della memoria, da cui partire per allontanarsene e non farla diventare nostalgia in cui perdersi. E perdere.

Poi lo apri e della ricercatezza patinata dei libri di cucina gourmet non c’è volutamente nulla. Nessun effetto speciale, nessuna facile seduzione, nessuna esercitazione di stile. Vita vera, invece. Foto “imperfette”. Ricordi. Atmosfere. Momenti intimi. La narrazione alla stato puro, senza filtri, senza rete, senza paura di apparire “normali”, umani, pieni di difetti, di incertezze, di dubbi e di domande senza risposte.

E’ bello scoprire, sentendo parlare, leggendo e assaggiando Bottura, quanto della sua grandezza derivi, invece, dalle piccole cose. Dalle passioni. Dalle pulsioni. Dalla curiosità quotidiana per la vita. Dalla osservazione delle cose sotto luci sempre diverse e spesso impietose. Dalla constatazione che il meraviglioso non è necessariamente lo straordinario e l’esclusivo, ma la bellezza con cui, con le nostre passioni e i nostri sogni riusciamo a guardare al miracolo della vita.

 

“Vieni in Italia con me”

Massimo Bottura a Napoli

9 dicembre 2014

Grand Hotel Parker’s

www.corteseway.it

www.osteriafrancescana.it

http://www.ilventredellarchitetto.it/archives/481