lunedì, 28 aprile 2014

Tanto tuonò che piovve. Dopo averlo tanto invocato, il miracolo è avvenuto.

Per tutto aprile, Pasquale Torrente, il rocambolesco animatore di cucine e feste, già presente on site con la sua friggitoria omonima, ha replicato anche il suo Convento – il noto ristorante di Cetara da cui la sua irresistibile ascesa ha avuto inizio – al piano terra di Eataly a Bari, in quel ristorantino monopolizzato, sinora, solo da trattorie pugliesi doc.

L’idea è forse quella di scuotere l’aria un pò troppo immobile della propaggine più meridionale della grande creatura farinettiana che macina utili dappertutto ma qui, purtroppo, segna il passo? O, forse, tentare un ossigenante meltin-pot apulo-campano che elettrizzi e attiri l’attenzione di una città sinora distratta e scettica? O, più ambiziosamente, iniziare – con un protagonista che – nomen omen – ha energia e irruenza nel dna, a ripensare Eataly Bari come un grande catalizzatore della cultura enogastronomica meridionale e non solo l’ennesima replica di un modello vincente a prescindere?

Per ora, le acciughe salate, la colatura di alici, il tonno e la bottarga, ingredienti cult che Torrente utilizza con successo nei suoi piatti, ammiccano alle grandi verdure pugliesi sui banchi dirimpettai, alle orecchiette, al pane di Altamura, alle friselle, alle burrate e ai caciocavalli, tanto per nominare solo alcuni dei prodotti tipici di eccellenza della regione.

La sua “devozione” – la bruschetta di pane caldo con olio e acciughe – obbligatorio e propiziatorio incipit di ogni sua performance; il tortino di scarola con pinoli, uvetta e bottarga; la “genovese” di tonno; lo “scammaro” e, nel week-end, anche la mitica treccia di mozzarella di bufala campana di Barlotti, hanno tentato di fare breccia nel cuore duro e puro dei baresi, ma la speranza è che il pugliesissimo e valido executive-chef della struttura, Antonio Bufi, oltre alle timide e misurate contaminazioni proposte in questo mese, si lanci presto in qualche coinvolgente  e tellurica jam-session con il collega campano per agitare acque fin troppo chete e dare prova tangibile delle grandi potenzialità in gioco.

Pasquale, intanto, finchè è qui, transeunte, tra un evento e l’altro in giro per l’Italia e il mondo, sorride sornione con la sua aria perenne di chi nelle cose ci capita sempre per caso, ma poi fa sul serio. Programma e coordina il lavoro dei suoi collaboratori, assaggia curioso i piatti degli altri ristorantini, scruta con occhio sapiente l’offerta giornaliera del banco del pesce, disquisisce di tecniche di frittura mentre fa finta di distrarsi perso nel perlage delle bollicine con cui accompagna le chips della sua friggitoria.

Poi, finalmente esausto, capitola davanti al blu che satura le bifore della vecchia Fiera Campionaria – la dimora barese di Eataly – e scende a respirare iodio sul lungomare per non dimenticare la sua Cetara. Tra Roma, Firenze e, presto, prestissimo, una nuova avventura in Franciacorta, la saudade costiera si farà sempre più prepotente.