martedì, 14 gennaio 2014

Se solo riuscissimo a fare nostre e praticare, anche solo parzialmente, la chiarezza, la determinazione e la quiete che emanano dalle sue parole, forse riusciremmo ad abbandonare il bozzolo di pessimismo e scetticismo che permea ultimamente il nostro pensiero e lo penalizza.

La sua storia somiglia a quelli di tanti altri giovani del sud che, come me, sono andati a studiare fuori e dopo lunghi anni altrove, lontano dalle radici, hanno poi deciso di ritornare ai luoghi a cui si appartiene, dove si può ancora costruire un futuro diverso, dove c’è ancora il tempo e il privilegio di farlo correre o fermarlo, dove c’è spazio da riempire e la libertà di lasciarlo vuoto, dove c’è la terra da cui ricominciare e che non aspetta altro.

Università a Roma, Master a Trento, lavori tra la Toscana e la Liguria nei mondi del vino e del turismo, e poi la decisione, coraggiosa, definitiva e senza ripensamenti, di tornare a casa, a Faggiano, un tranquillo e minuscolo borgo di origini arbereshe a una manciata di chilometri da Taranto e a mille, almeno psicologicamente, dalle sue storture e aberrazioni.

Margherita Nistri, ultima generazione di una storica famiglia di viticoltori, racconta sinteticamente i passaggi cruciali della sua formazione con lucidità e assoluta serenità, amplificata dalla luminosità dell’azzurro dei suoi occhi. Spiega le ragioni del ritorno, la necessità di tornare nell’alveo naturale della propria presenza al mondo per fare come e meglio dei suoi genitori e avi, comprendendo le ragioni e le urgenze della modernità e portando l’innovazione in cantina, senza però piegarsi e plasmarsi troppo né a una né all’altra.

Sono venuto a conoscerla e conoscere i suoi vini, ma sono rimasto felicemente sorpreso da come, diversamente dalla frustrazione e il pessimismo dilaganti, dall’ansia di prestazione e di notorietà a tutti i costi, si possa invece ancora trovare e ascoltare qualcuno che parla di tempo, di attesa, di calma, di pazienza, del corso naturale delle cose, insomma, senza doverle per forza modificare, accelerare e deviare per arrivare primi e correre il rischio, come spesso accade, di rimanere soli.

Orgogliosamente indipendente – nel pensiero, innanzitutto – ha scelto, non a caso, di far parte della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti e sposare la loro filosofia, di mettere al primo posto la famiglia orgogliosamente citata nel pay-off del logo dell’azienda, di rimanere quanto più possibile piccola anche nei numeri, per ora. Solo settemila bottiglie in tutto, la produzione, suddivisa in sei etichette con nomi suggestivi e riferiti alla terra e alla sua storia: il Primitivo; il Mezzetto, un negroamaro; il Margò, rosato da negroamaro; la Marchesa, da malvasia e i Gesuiti, un altro primitivo in purezza.

E’ quest’ultimo, che avevo adocchiato al mio arrivo e mi aveva rapito per il nome, a essere scelto per scaldare ulteriormente le parole e farle diventare sapore, profumo, storia e memoria. Il tempo di farlo respirare e diventa sinfonia. Morbido, speziato, di misurata e piacevole acidità, con una nota persistente di salmastro alla fine. E’ frutto di vigneti in agro di Lizzano, non lontano dal mare. Tutto torna. Come lei, del resto.

 

Cantina Nistri

via Vittorio Emanuele, 16
Faggiano (TA)
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