venerdì, 8 novembre 2013

Per una volta, finalmente, i cemmenefuttammè e i citafacefà sono stati spazzati via insieme alla polvere e i rifiuti accumulatisi per anni fuori e dentro i Baraccamenti Cattolica, una sorta di cittadella della Marina Militare nel cuore di Taranto, dismessa e abbandonata da anni nel degrado e nell’oblìo.

A farlo, un gruppo di ragazzi che hanno deciso di affrontare a viso aperto e con coraggio le loro problematiche e la crisi d’identità della città, facendole coincidere. Per farlo, da qualche giorno hanno occupato questi spazi e hanno cominciato a renderli agibili e fruibili, pulendo, ramazzando, spalando, rimuovendo, riparando e, soprattutto, vivendoci dentro.

Qui, fatalmente, lavoravano e trascorrevano il loro tempo libero i nonni e i padri di molti di questi ragazzi, perché quello era e, nelle loro intenzioni, dovrà tornare a essere un luogo collettivo della città e per la città, uno di quelli spazi – oramai estinti – dove socializzare, imparare, acquisire e scambiare informazioni, in cui riconoscersi, crescere e affermare la propria individualità in mezzo agli altri e non, come sempre più spesso accade, contro o senza gli altri. Perché se è vero che a ridurre la città a un “non luogo” e terra di rapina sono stati gli interessi e la rapacità della grande industria e la connivenza delle istituzioni e della politica, è anche vero che a toglierle la linfa vitale ci hanno pensato i tarantini stessi che, forse stanchi, probabilmente disillusi, sicuramente ingannati, hanno dimenticato l’amor proprio e l’amore verso la città e la necessità – fondamentale – di un contributo quotidiano fatto di rispetto, educazione civica, memoria, partecipazione e coinvolgimento.

Quello che i ragazzi delle Officine Tarantine stanno facendo è miracolosamente in controtendenza e in antagonismo rispetto alla logica imperante e devastante del “lasciamo tutto com’è” e del “tanto non vale più la pena”. Dove ormai vive e vegeta la logica dell’individualismo e del plasmarsi arrendevoli alla mediocrità delle decisioni altrui, decidere di riappropriarsi di uno spazio storico e pubblico della città, faticare per pulirlo e renderlo possibilmente utile a tutti è quantomeno generoso, in una città abituatasi a non dare o avere nulla, a non contare nulla e, peggio ancora, a non aspettarsi più nulla.

Se, come sostengono, riusciranno a realizzare corsi e rappresentazioni teatrali, laboratori artigianali dove imparare mestieri manuali dimenticati, una mensa popolare, un orto urbano, una sala prove e un magazzino di idee, sarà una sfida vinta e, soprattutto, uno spiraglio su ciò che vedono sempre più inaccessibile e negato: il futuro.

A interdirlo, per ora, solo il solito, imbarazzante, silenzio dell’amministrazione comunale debitamente e da tempo interpellata per le necessarie  autorizzazioni. Una consuetudine granitica su cui intelligenza, entusiasmo e lungimiranza potrebbero fatalmente infrangersi.

 

Officine Tarantine

Via Di Palma

Taranto

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