lunedì, 16 settembre 2013

Lo conosco da tanti anni ma non tanto. E questo mi è servito molto nella lettura della sua ultima fatica letteraria, perché di fatica si tratta. Un rosario di trentatrè grani lungo il quale scorre la vita, con le sue gioie e i suoi dolori, la sofferenza e il piacere, l’amore e l’odio, gli incontri e gli abbandoni, la malattia.

Trentatrè brevi e sconcertanti racconti che Pino Romanelli – autore di canzoni, scrittore e produttore musicale – inanella mettendosi a nudo, sia nella crudezza delle sue storie d’amore per e con le donne – sua malcelata passione insieme alle parole – che nelle angoscianti cronache del dolore.

Il suo, prima di tutto, che gli attraversa permea e condiziona la vita, ma anche quello delle persone vicine, quelle veramente amate e quelle abbandonate. La lettura si scontra con parole di seduzione pura, in cui si destreggia con sicurezza e compiacimento, ma anche con quelle che sanno essere pugni e  schiaffi man mano che ti avvicini, e ascolti, il suo cuore pulsante.

Parole che si baciano, si intrecciano e fanno l’amore come corpi, e parole che disturbano, affaticano e affannano.

Parole che ricordano, inventano, esorcizzano, allontanano lo sguardo e lo avvicinano con crescente senso di nausea.

Parole che in bocca alle donne che le cantano si sollevano dalla terra, dall’atrocità della vita, se ne affrancano e si fanno leggere, divine, eterne.

Parole che parlano di morte ma splendono di vita, s’immergono nel dolore e poi resuscitano, sono strazio e abbraccio, odio e amore, contatto e repulsione, veleno e incenso.

Parole che ripercorrono una vita ma si vogliono infilare negli interstizi del futuro, parlano d’infanzia e di adolescenza, di lotta e di cognizione del dolore, di voglia di essere ovunque e con chiunque, per non perdersi più niente perché si è già perso tanto.

Parole che sono fame e sete di vita, amplesso e abbandono, realtà e finzione, scontro e incontro, penetrazione e distacco.

Parole che sanno creare la vita e donartela, riacchiapparla se sfugge, inventarla se manca.

Ma anche ingannarla, se serve. E Pino Romanelli sa bene quanto.

 

33 GIRI DI PAROLE IN ORDINE SPARSO

di Pino Romanelli

prefazione di Nando dalla Chiesa

Coppola Editore