giovedì, 16 maggio 2013

 

 

Ci sono potuto andare grazie alla solita soffiata delle mie amiche Mara Battista e Marina Saponari di DireFareGustare, due tipe toste che lavorano, cucinano – divinamente – per passione e riescono anche a tessere quella rete di condivisione, comunicazione e informazione che in Puglia, la mia terra, ha maglie ancora troppo larghe, talmente larghe che le cose più belle, più interessanti e più innovative spesso ci passano attraverso e non arrivano come e dove dovrebbero arrivare.

Quando ho saputo di questa manifestazione, combattuto tra scetticismo e curiosità, ho pensato che se era arrivata la rete dovevo arrivarci anch’io e così, dopo aver spulciato attentamente il programma, ho partecipato, non senza il mio solito scetticismo e l’immancabile scorta di pregiudizi, allo Chef Day Eccelsa, ad Alberobello, in una gagliarda mattina di sole di metà maggio. 

Grazie a questo convegno dedicato alla figura dello chef e all’evoluzione della sua professione, ho potuto scoprire una scuola di eccellenza, un book-shop enogastronomico di tutto rispetto e uno store di attrezzi da cucina degno di Medagliani, rimanere piacevolmente stupito dall’affollamento, dalla partecipazione e dalla curiosità verso questo mondo, conoscere e ascoltare bravi giornalisti, imprenditori e personaggi chiave dell’enogastronomia pugliese, notare la clamorosa e inspiegabile assenza dei soliti noti, rivedere con piacere tanti cari amici chef e addirittura a commuovermi davanti all’invasione di decine di candide toque, quelle della Nazionale Italiana Cuochi e del corpo docente dell’Istituto Eccelsa: tanti giovani, molti giovanissimi, tutti più o meno emozionati, seriosi nelle loro divise, timidi e riservati alcuni, spavaldi e loquaci altri, tutti orgogliosamente partecipi. Passione è stata la parola più pronunciata, insieme ad amore, rigore, dovere, rispetto e impegno.

Tre i momenti clou della giornata, scandita dal ritmo serrato e incalzante di Sabrina Merolla, moderatrice e spesso simpaticamente provocatrice: l’intervento di Pietro Zito, a parere suo polemico, ma di fatto necessario e pregnante, sulla necessità del ritorno in cucina degli chef contro esibizionismo, protagonismo e morboso voyeurismo dilaganti; lo show-cooking di Igles Corelli, eternamente giovane e invidiato protagonista di passaggi chiave della storia della cucina italiana, seguito con religiosa attenzione, e la storia avvincente – a me, lo ammetto, colpevolmente sconosciuta – di Angelo Inglese, stilista pugliese affermatissimo all’estero ma per scelta radicato sul territorio, apparentemente lontana dal plot dell’evento, ma di fatto strettamente connessa, emblematica ed esemplare di come debba muoversi e promuoversi fuori dagli angusti e penalizzanti confini territoriali – senza più perdere tempo ed occasioni – l’eccellenza artigianale pugliese. “Un mondo che piace al mondo”, ha concluso palesando – attraverso il racconto della sua esperienza – una spiccata vocazione al marketing e l’intuizione delle illimitate potenzialità pugliesi sul mercato estero. Un’affermazione che per me è già slogan.