lunedì, 31 dicembre 2012

L’anno che viene, diceva mio padre. E rimandava così, sbrigativamente, all’anno successivo tutte le promesse, gli impegni, le cose lasciate eternamente in sospeso. Poi “l’anno che viene” a un certo punto arrivava, ma nulla della lunga teoria di buoni propositi si concretizzava, lasciando un senso di incompiutezza  e di precarietà alla quale cercavo di reagire con l’iniziativa personale. Allora ho imparato a prendermi i miei spazi, a conquistarmi i miei ambiti di libertà, a guadagnarmi, da solo, insomma, l’emancipazione dall’attesa. Da allora nulla è cambiato e dal nuovo anno, l’anno che viene, non chiedo niente e non mi aspetto niente. Non farò bilanci, mi alienerò dal coro dei pessimisti, lamentoni e piagnoni e mi adopererò per liberarmi gradatamente da tutto il peggio che mi circonda e continuerò, come sinora ho fatto, a farmi largo con impegno, fatica, confronto e rispetto contro l’improvvisazione, la mistificazione, l’inganno e l’irresponsabilità dilaganti per crescere e maturare facendo crescere e maturare chi mi circonda. Per fare ciò, però, da superstizioso, ho però bisogni di amuleti, e siccome amo la buona cucina e adoro i cuochi, quelli veri, non quelli della televisione e delle chiacchiere, per affrontare con più coraggio e forza l’anno che viene mi voglio portare dietro, e condividere con voi, come ho già fatto l’anno scorso, dodici fantastici piatti, uno per ogni mese dell’anno, scelti a caso, senza intenzioni di graduatorie e classifiche – che destesto – tra i tanti assaggiati e goduti nelle loro accoglienti, calorose e generose case. Buon 2013, allora: ai  miei amici cuochi che stasera lavorano, a voi che mi seguite e mi confortate e a me che, anche se non ci credo, fa piacere lo stesso!

 

GENNAIO: cachi, porcini e nocciole

Il dolce-non dolce di Luciano Monosilio, il nuovo validissimo chef alla corte di Rex Pipero, a Roma, è l’inizio flamboyant del 2012. Meno mediatico della mitica e sovraesposta Carbonara, poco citato nelle recensioni,  indelebile nella mia memoria gourmet.

 

FEBBRAIO: pane, burro e alici

La “devozione” secondo l’irrequieto Pasquale Torrente, ormai pendolare di lusso tra la fluorescenza del nuovo Eataly a Roma e lo iodio della sua Cetara. L’incipit caloroso e goloso di ogni sua imperdibile performance.

 

MARZO:i gamberi violetti di Gallipoli

Freschissimi e rigorosamente crudi, quando Agostino Bartoli ce li ha, mi avvisa con un sms. Il mio pusher di pesce crudo a Taranto è lui. E anche quando lo cuoce la dipendenza è assicurata.

 

APRILE: la pizza marinara

A fine aprile, per festeggiare la primavera e la riaccensione dello storico forno delle pizze, al Bikini di Vico Equense arrivano i fratelli Salvo. Tra le proposte in degustazione, la Marinara colpisce e affonda. Sulla strada di casa, sosta obbligata a San Giorgio a Cremano. Repetita iuvant.

 

MAGGIO: carne cruda battuta a coltello con uovo, bottarga e asparagi bianchi e verdi

La versione raffinata e gourmet della tartare è il piatto memorabile del tempio della carne di rango ad Arzignano, in Veneto. Dai Damini si festeggia così la primavera. E io me ne innamoro.

 

GIUGNO:il gambero rosso, l’acqua di limone, il melone, i pomodorini e la polvere di pistacchio

Il 21 giugno, solstizio d’estate, questo è il piatto dell’incanto sulla terrazza più bella del mondo, sulla sabbia bianca di Senigallia. Il menu Lab12 di Mauro Uliassi è un viaggio indimenticabile nel bello, nel buono e nella memoria del gusto.

 

LUGLIO: ostrica rossa di Gallipoli, cuore di burrata e granita di sedano

In fuga dalla canicola impietosa dell’entroterra pugliese, la freschezza e la sensualità di questo piatto è uno dei capitoli imperdibili del racconto estivo della terra e del mare del giovanissimo Felice Sgarra nel suo ristorante Umami di Andria.

 

AGOSTO: l’acquasale

Nel punto più alto di Ostuni, la città bianca, persi tra il bianco calce e l’azzurro mare, questo è l’omaggio di Sebastiano Lombardi alla cucina pugliese. Cerebrale, cesellato, disegnato nel piatto. Poi, in bocca, una melodia indelebile di mare e terra.

 

SETTEMBRE: orzo perlato cotto nel latte, gamberi rossi e tartufo nero estivo

Il piatto più lussurioso dell’anno, circondato da preziose bottiglie, luci soffuse, morbidi cuscini. Al Pashà di Conversano prenderei fissa dimora, fosse solo per abbracciarmi Maria Cicorella e la sua infinita bravura.

 

OTTOBRE: trota del Tanagro con la sua pelle, pancetta, crema di patate al limone, polvere di olive

A cavallo tra Campania e Basilicata, in una delle locande più accoglienti del Sud, la poesia e i profumi dell’autunno nelle mani di Vitantonio Lombardo, prestigiatore del gusto e originale interprete dei frutti migliori della sua terra.

 

NOVEMBRE: scampi, cime di rapa, polvere di pancotto

La Puglia raffinata, creativa e sorprendentemente golosa di Angelo Sabatelli,  una stella promessa secondo la Michelin, una stella cometa per i giovani e intraprendenti giovani chef della regione. Stare a lungo lontano dalla sua cucina è per me una sofferenza.

 

DICEMBRE: la torta pasticciotto

Anche se lei non sarà d’accordo e si schernirà, la torta pasticciotto di Daniela Montinaro, una delle due Macàre di Alezio, è la maniera più bella e più dolce e più affettuosa per chiudere l’anno. Umile massaia si definisce lei, dispensatrice di felicità la chiamo io. La ricetta l’ho data, su FB, per chi volesse cimentarsi. Calda e profumata, direttamente dalla sua cucina, però, è tutta un’altra storia.