lunedì, 20 febbraio 2012

Quando penso ai migranti, a quel flusso ininterrotto di corpi e di sogni che preme ogni giorno alle frontiere del mondo, me li immagino sempre come la tragica rappresentazione del moto perpetuo, una lenta incessante tensione che cerca spazio per dilatarsi, un magma di volti, gesti e di respiri che percorre inarrestabile e inesorabile le strade della speranza.

Ai migranti, lo spettacolo che la compagnia teatrale 320chili dedica a questa umanità dolente, a questa commovente ricerca di una vita migliore, riesce a dare corpo alla mia immaginazione e a tradurla in tutta la sua crudezza e violenza.

Sei gangli di muscoli, nervi e sudore, senza voce, che si incontrano e si respingono, si uniscono e si separano, si amano e si odiano, si esibiscono e si vergognano, si lanciano in tumulti di rabbia corale e si appartano in momenti di dolorosa solitudine.

Sei attori, che nel coinvolgimento e nella identificazione totale in quella rabbia e in quel dolore, perdono ogni connotato umano per diventare materia ed esprimere con forza pensieri e speranze, angosce e paure, violenze e sopraffazioni, umiliazioni e rassegnazioni di quella gente. Senza pace. Senza requie. Senza mai un sospiro di sollievo.

Una tensione che ammutolisce e annichilisce noi spettatori, colpevolmente immobili, sino all’esplosione finale, un blow-up liberatorio di materassi, borse, cartoni, valigie, stracci, tubi e corpi, che è liberazione e riscatto e, forse, ce lo auguriamo, speranza di un futuro.

Tragicamente belle le luci. Dolorosamente belli i corpi. Straordinaria ed efficace la coreografia.

Ai migranti

Teatro Tatà

Via Grazia Deledda

Taranto

www.teatrocrest.it

www.320chili.wordpress.it